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Brothers in arms

2008.09.29


La prima è una foto di qualche tempo fa.
A vederci così, più che una squadra di volontari sembriamo una banda di narcotrafficanti. Il turno è iniziato da quindici ore e la stanchezza è ben visibile sui volti; il pasto è frugale, il vino scadente, le parole poche. Ma le facce sono rilassate, perfino sorridenti; siamo tutti seduti allo stesso tavolo, e chi non sta pranzando è comunque nella stanza, vicino a noi. Si respira serenità, distensione, senso di fratellanza, convivialità.
Nessuno in questa foto può immaginare che entro un paio d’anni tutto sarebbe andato a puttane.

Ora Antonio vive e lavora lontano; di rado fa un turno in quel che rimane della squadra, restandone sistematicamente amareggiato. Fabio si è dimesso ed è diventato papà. Franco si è dimesso, ha divorziato dalla moglie ed è diventato papà. Vito non si è dimesso ed era già papà, si è separato dalla moglie. Le ragazze se ne sono andate quasi tutte, lasciando la squadra o la città o la croce rossa.
Io sono orfano di squadra per la seconda volta. Senza fissa dimora né buoni sentimenti. Svuotato, sconfitto, con la mia parte di responsabilità sulle spalle. Per quello che ho fatto e non ho fatto.
È andata così, indietro non si torna: frasi intrise di fatalismo, tutt’altro che consolatorie. Il cuore non si lascia abbindolare dalle parole e non deve sottostare alle razionalizzazioni della mente: può permettersi di soffrire davanti a queste foto.

“Ecco: ci sono momenti come questo in cui riesco a sentirmi felice. Non so bene perché: anche se sono sempre le stesse cose mi va bene così. Non voglio sorprese, novità, colpi di scena. Voglio che tutto rimanga com’è adesso, per sempre, anche se so che per sempre non esiste”.
(dal film “Saturno contro”)

Nicola
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