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by Laura Sauchelli April. 10, 2007 16955 views

Moschino [moschino.it]

Anarchico chic
Le sue sfilate erano happening a sorpresa, metafore della società.
I suoi abiti erano slogan, citazioni, trasgressioni.
Le sue pubblicità provocazioni estetiche.
Moschino, la griffe che ha dissacrato il mito della moda. Per alimentarlo.

Il segno di Magritte. Il motto sagace di Oscar Wilde. La passione di Napoli. Il surrealismo di Dalí. L'eleganza di Chanel. E poi le coccarde, i cuori, i tricolori, le mucche pezzate con la carta geografica del mondo, i simboli di pace, anarchia, uomo, donna. Franco Moschino. Ci sono centinaia di aggettivi e frasi fatte negli articoli che parlano di lui, che tentano di definirlo, nessuno davvero calzante, definitivo. “Caos è una bella parola, quella che descrive meglio la mia testa”, ha detto Moschino in un'intervista. “Mi piace la realtà così com'è, però messa fuori posto”. Tutto è stato messo fuori posto: la moda rivoltata da dentro, le sfilate interpretate da modelle carponi o vestite di sole buste, le campagne realizzate senza prodotto, gli abiti proposti come divertissement dei classici (“In questo secolo hanno già inventato tutto - diceva - non c'è più nulla da inventare, solo da cambiare”).
Ma ancora di Franco Moschino si cercano definizioni. Giocando con il suo nome, lui aveva spiegato che “franco” stava per sincero; “moschino” per insetto fastidioso. Pungente, inopportuno, brusio incessante e vitale. La sua scomparsa ha reso più grande il silenzio.

??Era una persona che ti ascoltava con gli occhi. Ti guardava, silenziosamente e capiva tutto di te. Ed era affettuoso, presente, in un modo non invadente ma che ti faceva sentire molto speciale. Una cosa che mi ha dato e di cui gli sarò sempre grata, è stata la possibilità di essere “buffa”. Quando sono tornata dalla passerella vestita da Olivia, sentivo tutti ridere, la gente era felice. Ha reso la moda buffa e questo è molto originale per l'Italia. Era lo specchio della moda, rifletteva su questo mondo e metteva negli abiti tutto quello che accadeva intorno: il vero look da modelle, che non era perfetto ma fatto di un mix di cose firmate e non; il mondo del teatro, degli stilisti e così via. Le sue sfilate erano performance di arte concettuale: a una sfilata dell'uomo improvvisamente aprì di fronte ai modelli una tenda dietro alla quale stavano centinaia di modelle bellissime in lingerie: l'effetto fu devastante. C'erano colpi di scena, mangiatori di fuoco, clown, sorprese… Lui era il Fellini della moda“. (Pat Cleveland, modella-Olivia di Moschino).

”La parrucca bionda la vedevo girare per lo studio da un po'. Franco mi aveva chiesto di fargli un ritratto. Sono stati tre giorni divertentissimi; si doveva smettere di lavorare per il troppo ridere. Era il 1989. E lui, con qualche variazione, ha impersonato tutte le sue linee, dalla bambina alle cravatte, alle calze da donna in foto memorabili. Quando ha fatto vedere la campagna all'amministratore delegato, lui disse: “D'altra parte è un filosofo”. Aveva un suo pensiero e un suo seguito, come una rockstar. Questo entusiasmo, questo contatto con il pubblico ha fatto sì che se anche nelle campagne non si vedeva il prodotto, la gente lo comprava lo stesso. Franco diceva quello che non si doveva dire, faceva quello che non si doveva fare. Non vorrei sembrare esagerato ma io trovo delle somiglianze tra Franco Moschino e Pasolini: erano tutti e due avanti di 20 anni sugli altri. A un certo punto voleva trasformare il marchio in “Moschifo”, per denunciarne lo strapotere. Le penali però sarebbero state pesantissime e non è riuscito a farlo. Mi manca molto come amico e mi manca quel periodo storico, ancora non invaso dal marketing“ (Franco Pandini, fotografo di alcune campagne Moschino).

”Era una persona schiva e pronta all'ironia, timida ma piena di gioia di vivere. Anche fisicamente, con un corpo ingombrante, ti abbracciava comunque con timidezza. La sua generosità e quella capacità di immaginare per primo il futuro, rimangono le cose più forti che ricordo. Aveva una conoscenza magnifica del suo mestiere e l'intelligenza di non illudersi di inventare nulla di nuovo, ma di citare in senso colto e moderno. Franco sarebbe ancora oggi sulla cresta dell'onda perché non era quel tipo di genio che si rinchiude in se stesso, rimpiangendo quello che non è più.? (Fiore Crespi, ex presidente Anlaids, coordinatrice di numerosi progetti di volontariato).

"Geniale, nevrotico, simpatico, intelligente, menefreghista, eccezionale. Franco ha disegnato ai suoi esordi anche cose per noi e siamo rimasti molto legati. Ci ha insegnato tantissimo, ci ha insegnato a lavorare. I concetti fondamentali nel taglio, nella pulizia delle forme, sono quelli cui noi facciamo ancora riferimento.. Dissacrava tutto, sdrammatizzava, senza trascurare le linee, che sono ancora belle oggi“. (Alberto Aspesi, stilista).

”Il problema più grande per il quale la moda oggi è diventata un elemento di morte della spiritualità è perché il consumismo l'ha resa un meccanismo di business troppo forte che costringe gli stilisti a fare vestiti, a fare tanti vestiti, molto belli, molto brutti, molto commerciali, ogni sei mesi. Quindi non sono lasciati né alla riflessione, né all'ispirazione né alla creatività, ma sono obbligati a dimostrare la loro creatività ogni sei mesi puntualmente. Questa fretta, questo procedimento che è lo stesso procedimento che poi mi fa vendere, mi diffonde per il mondo, uccide la cultura e uccide la personalità, perché la personalità viene espressa attraverso un marchio che è sinonimo di soldi, di potere economico e quindi è chiaro che tutto ciò che è spirituale è già morto all'inizio di questo processo“. (Franco Moschino, in risposta alla domanda Che significa il suo nuovo slogan : ”Stop the fashion system"?)

Silvia Paoli

Franco Moschino (1950-1994) fu tra i primi a capire, fin dalla metà degli anni ottanta, l??isterismo delle fashion victims e la follia dei consumatori concentrati sulla spasmodica corsa allo shopping, arrivando a prendere in giro anche se stesso nel tentativo di smascherare il culto del marchio. Scomparso prematuratamente, è riuscito tuttavia ad infondere il suo insegnamento, il suo credo e la sua magia a Rossella Jardini, sua storica collaboratrice dall??81 e oggi direttore creativo di tutte le linee. Franco Moschino aveva studiato all??Accademia di Brera perché voleva fare il pittore, poi divenne illustratore per Versace e per Cadette, dove conobbe Rossella. La prima collezione donna debutta a Milano nel 1983 e nel 1986 esce la linea per l??uomo, seguita nell'88 da “Moschino Cheap and Chic”. Pacifista, ecologista ed attento ai diritti umani, Moschino fa della provocazione intelligente il suo sigillo ma convince anche per la capacità sartoriale, l??attenta scelta dei tessuti, i tagli perfetti. Alcune sue trovate rimangono impresse nella nostra memoria: Le gonne fatte con le cravatte, le T shirt con la scritta ??Moschifo?, il tubino nero con il prezzo ricamato, le giacche con le uova fritte sulle tasche.
Moschino non ha mai amato la definizione di stilista, sostenendo di essere “un ristorante che cerca di fare bene dei piatti classici inventati da chissà quale cuoco”.
Non voleva essere chiamato stilista ma, di fatto, è stato uno dei personaggi più amati della moda italiana, della quale ha sovvertito tutte le regole di stile, immagine e comunicazione.

Eleonora Attolico

Solo uno spunto, una ispirazione…

Solo un gioco…

Like Dani…:D

Ma-griffe…

Italian job…

To be continued at…

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