Porto #2

by Nicola August. 16, 2009 1048 views

sCream of consciousness #1
(Lei, la voce che rimbomba e ritorna nella testa, è di volta in volta quella di un’amica o di un’amica persa o di una ragazza o di una ragazza altrui o della parte di me che mi avverte coi sogni.
Frammenti riportati come la memoria li ricorda e vorrebbe non farlo.)


“Tu stai male perché scegli di stare male.”
“Sarà colpa della serotonina…”
“Sì, lo so! Lo scompenso di serotonina… il bipolarismo… la malinconia cronica… la patologia funzionale dell’apparato digerente e bla bla bla: un po’ è la serotonina, un po’ è che sei stronzo. E un po’ è che ti aspetti troppo dalle persone, così poi rimani deluso, ferito e ci stai da cani.”
“Eh, ci sto lavorando su.”
“Allora impegnati di più, perché il traguardo è lontano. Basta conoscerti un po’ per capire il senso di quel rivestimento difensivo al Teflon che ti sei costruito addosso: niente ti intacca, ma le persone non dovrebbero assomigliare alle pentole.”
“Tu saresti una casseruola…”
“Ecco bravo, quando non vuoi parlare la butti sempre sul ridere. A volte una conversazione con te è più inutile di una canzone di Mariah Carey.”
“Mi rubi le battute adesso?”
“Solo quelle cazzute, che sono la tua specialità. Se questa creatività la usassi per tornare a scrivere… Ti facevano tutti i complimenti e ovviamente tu hai smesso. Te l’ha detto anche Ciccio: quando ti viene bene una cosa, smetti di farla.”
“Ciccio è la mia coscienza. Una coscienza che pesa un quintale è una garanzia di rettitudine.”
“Peccato che non lo ascolti mai. Non ascolti mai nessuno.”
“Sto ascoltando te adesso.”
“Sì, ma poi fai sempre quello che vuoi. Ancora mi domando cosa perdo tempo a fare…”
“Perché mi vuoi bene, ti preoccupi per me. Lo apprezzo, davvero.”
“Io invece apprezzerei che tu mi dicessi perché non vuoi andare stasera. Hai lavorato come un pazzo per ottenere il risultato che volevi e ora non ti godi neanche i frutti”.
“Godo nel sapere di aver fatto un lavoro all’altezza dei miei standard; questo mi basta. E poi sarei a disagio, non ho voglia.”
“Anche questo è tipico tuo; quando vuoi e sei di buon umore sai essere l’anima della festa: divertente, sagace, magnetico. Peccato che nove volte su dieci tu non ci vada proprio, alla festa, o preferisca startene per i fatti tuoi.”
“Generalmente le feste m’intristiscono…”
“Festa in senso figurato, stordito! Festa intesa come qualunque occasione in cui sei in mezzo alla gente ma è come se non ci fossi. E c’è sempre qualche poveretto, o più spesso poveretta, che si preoccupa per te e cerca di coinvolgerti. E tu lì, imperscrutabile: completamente assorto se stai leggendo un libro, altrimenti annoiato.”
“Trovo i libri più interessanti della maggior parte delle conversazioni che mi tocca fare.”
“Questo perché sei uno snob del cazzo e non ti impegni!”
“Ci ho provato, giuro. Se la gente decide - inspiegabilmente - di aprirsi con me, finisco spesso col sorbirmi fiumi di parole su banali relazioni affettive. Stanno male per colpa delle loro ipocrisie e poi vengono a dire a me che ho idee troppo estreme sul modo di intendere i rapporti umani.”
“La gente si apre con te perché quando azioni il cervello sai fare la differenza. Sul fatto che tu sia estremo non ci sono dubbi…”
“Stronza.”
“No, è vero. Ti butteresti nel fuoco per le persone a cui tieni, sei attento e premuroso nei loro confronti e penso sinceramente che entrare nella cerchia dei tuoi amici veri sia un onore, ma se tradiscono la tua fiducia le estrometti per sempre dalla tua esistenza. Non si fa così: la gente commette errori e piccolezze ogni giorno, e ovviamente più uno ti è vicino e più il suo errore ti farà soffrire: però tutti meritano un’altra occasione.”
“No, quelli in malafede no.”
“Mi meraviglio che la gente ti cerchi ancora e non si sia arresa all’evidenza che sei un pazzo sociopatico. Soprattutto mi meraviglio che tu, generalmente, piaccia alla gente.”
“Grazie. Sei troppo buona… è il mio compleanno?”
“Tu non li festeggi i compleanni. Cioè, ti infastidisci se ti fanno gli auguri e ci rimani male se non te li fanno. Dimmi tu se è normale…”
“Ognuno ha le sue stravaganze.”
“Sei una discarica di stravaganze! Ci si può allestire un circo prendendo singolarmente ogni aspetto stravagante della tua personalità. Per dirne una, come può essere lo stesso individuo il freddo e serioso volontario in Croce Rossa e il demente seminudo che gironzola per casa col batacchio immerso in un bicchiere di ghiaccio dicendo «questo è ghiaccio, ma Lui lo sente tiepidino!» con la voce di un bambino di 6 anni?”
“Era particolarmente sciupato e dolorante!”
“Questa conversazione scivola sempre più in basso… Se tu lo tenessi un po’ a riposo, godrebbe di buona salute e tu magari eviteresti di fare certe figure di merda!”
“Quali figure di merda?!”
“E me lo chiedi? Te ne ricordo una tra le tante: l’infermiera che hai incontrato in reparto e ti ha salutato… non sapevi chi fosse e poi, pensa che ti ripensa, è venuto fuori che te l’eri fatta. Le persone normali non si dimenticano certe cose…”
“Ma l’ho vista due volte in tutta la mia vita, un anno fa: come facevo a ricordarmela?”
“Guarda, non ti rispondo neanche perché dovrei insultarti.”
“Drowning in a sea of pointless pussy…”
“Scusa?”
“Era una citazione, mi sembrava esprimesse bene la mia situazione. Vabbuo’, ti saluto. Vado a smaltire il cazziatone con una corsetta serale.”
“Quando sei pronto per il prossimo, chiamami. Ciao scemo.”

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